Ero là, presente de visu, mentre Gianni Mura batteva sulla sua vecchia Olivetti questo manifesto del ciclismo eroico.
L'Eroica oggi è un movimento capace di attrarre migliaia di ciclisti e appassionati in tutto il mondo. Guardiamo al passato per ispirare un nuovo futuro del ciclismo e dello sport, riscoprendo la bellezza della fatica e il gusto dell'impresa.

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Ero là, presente de visu, mentre Gianni Mura batteva sulla sua vecchia Olivetti questo manifesto del ciclismo eroico.
"Non si può fare un’Eroica senza abbracci…”. Così diceva Giancarlo Brocci qualche tempo fa, quando la pandemia fermò un po' tutto e un po' tutti.
La conferma dei miei dubbi sulla mia latente misoginia è arrivata una domenica di ottobre a L'Eroica, il giorno della mia prima Eroica.
La luce dei fari taglia il buio come una lama alle tre e mezza della mattina.
Gaiole in Chianti, 3 ottobre 2021. Ore 5:30. Le vecchie bici cigolano le loro storie. Tutti provano i freni come a dire: “andrà tutto bene”.

Prendi una foto dell’Eroica e trovi una collina. Ecco, le chiami così prima di sentirle salite nelle gambe. È raro all’Eroica trovarsi a pedalare guardando la ruota di quello davanti. Cose che avvengono in gara.

Tra Eroica e Abus è stato amore a prima vista. Entrambi leader e portatori di valori preziosi che fanno sognare ogni appassionato di ciclismo dallo scorso anno pedalano in tandem lungo le strade bianche della Toscana.

“La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa”: è il motto dell’Eroica, così potente e così attuale in questi giorni terribili in cui le nostre vite sono state stravolte dalla distanza dai nostri cari e dagli amici, dalla rinuncia alla libertà, dal dolore della perdita di qualcuno a cui abbiamo voluto bene, dalla paura del futuro.


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