Ero là, presente de visu, mentre Gianni Mura batteva sulla sua vecchia Olivetti questo manifesto del ciclismo eroico.
L'Eroica oggi è un movimento capace di attrarre migliaia di ciclisti e appassionati in tutto il mondo. Guardiamo al passato per ispirare un nuovo futuro del ciclismo e dello sport, riscoprendo la bellezza della fatica e il gusto dell'impresa.

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Ero là, presente de visu, mentre Gianni Mura batteva sulla sua vecchia Olivetti questo manifesto del ciclismo eroico.
"Non si può fare un’Eroica senza abbracci…”. Così diceva Giancarlo Brocci qualche tempo fa, quando la pandemia fermò un po' tutto e un po' tutti.
La conferma dei miei dubbi sulla mia latente misoginia è arrivata una domenica di ottobre a L'Eroica, il giorno della mia prima Eroica.
La luce dei fari taglia il buio come una lama alle tre e mezza della mattina.
Parte il Tour de France da Bruxelles ed è un tripudio per Eddy Merckx, a 50 anni dalla vittoria del primo dei suoi 5 Tour. Chi commenta si meraviglia di tanto persistente amore o almeno finge di farlo, visto che i motivi del perdurare di un sentimento così radicato dovrebbero essere noti.

Mancano ormai pochissimi giorni a L’Eroica di Gaiole e ognuno di noi vuole arrivare al meglio per affrontare questa tradizionale sfida e gustare fino in fondo la “bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”.

Rosaleen “Poppie” van As ancora stenta a credere di essere in partenza per l’Italia. Il suo incredibile viaggio inizia più di 7 anni fa, quando cominciò a cucinare i suoi 'roosterbrood' con formaggio, burro o marmellata sul suo carretto rosso, all’angolo di una strada di Laingsburg, nella regione di Western Cape in Sudafrica.

La stagione dei grandi Giri sta per concludersi e, in vista degli ultimi appuntamenti autunnali del calendario UCI, ripercorriamo brevemente la storia di tre delle più appassionanti competizioni nel mondo del ciclismo.


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